| Raffaele
Montanaro I mestire de 'na vote (I mestieri di una volta) Edizioni Il Centro, Lucera, 1998 |
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Quando
l'economia lucerina e dell'intero Mezzogiorno era prevalentemente agricola
il mezzo di trasporto più comune era il carretto, nelle sue più varie
forme: u trajne, u carrettone, u sciarabballe, u sciraballe a sanseverese,
u berocce, u chinghe, 'a trajnèlle, 'a carrozze ('a carrozze
i spuse o 'a carrozze i murte), 'a caruzzèlle. Il carretto era tirato solitamente dai cavalli, non essendo diffuso nelle nostre zone l'uso del bovino come animale da tiro. Il cavallo (o il mulo), pertanto era utilizzato sia in città, per i trasporti urbani e interurbani, che in campagna per molti lavori; di conseguenza, dal cavallo dipendevano non pochi mestieri (i mestire), la maggior parte dei quali è scomparsa con l'avvento dell'automobile ('a vetamobbele), intendendosi per automobile anche l'autobus, il furgone, il camion ecc. Il passaggio dal carretto all'automobile ('a carrozze sènza cavalle) non è stato indolore; anzi, oltre che una forte crisi nel settore dell'artigianato tradizionale, ha causato anche il triste fenomeno dell'emigrazione, che - a cominciare dal dopoguerra - vide una folta schiera di disoccupati spostarsi verso i paesi e le città del nord Italia e, più tardi, verso l'estero. Per la gente del profondo sud ebbe così inizio la diaspora che sarebbe durata, purtroppo, alcuni decenni, anche per l'assenza, da parte del governo centrale, di una politica organica per il Mezzogiorno. Si fece credere sì alla predisposizione di piani particolari e interventi straordinari, ma di fatto l'Italia Meridionale non ebbe nemmeno gli interventi ordinari che ebbe, invece, quella Settentrionale. |
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Raffaele
Montanaro |
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